Sabrina – Quinta parte

Ero veramente felice, non mi aspettavo che Sabrina fosse cosi espansiva con me, che addirittura conoscesse il mio nome, che venisse a salutarmi, e continuavo a chiedermi come tutto questo fosse stato possibile. Insomma, prima di quel giorno non mi aveva neanche mai guardato, neanche per sbaglio e ora mi aveva addirittura dato un bacio sulla guancia. Non sapevo come comportarmi, cosa dovevo fare, se la dovevo cercare e “attaccare bottone”, o se era meglio aspettare che lei tornasse per scartare il regalo.
Intanto Michele era aggrappato ai tavoli razziando cibo e bevendo Coca Cola a più non posso, senza curarsi di un minimo di forma che in certi casi diventa sostanza.

-Emanuele?
-Dimmi Michele
-Viè a mangà dai, ce stà ‘n sacco de robba qua
– No grazie non ho fame
-Dai su assaggia sti crostini cor salmone, so spettacolari
-Ma no grazie non mi va di mangiare ho lo stomaco chiuso

Già lo stomaco. E’ sempre stato il mio punto debole fin da bambino, ogni volta che ero nervoso lo stomaco mi si chiudeva, si rattrappiva, mi venivano crampi incredibili, tanto forti che dovevo prendere una medicina per farli passare. Anche quella sera visto che ero abbastanza nervoso avevo lo stomaco completamente chiuso e dolorante e poi io quando ero fuori casa nel mezzo di una festa con tante persone non mangiavo mai.
Intanto la festa continuava incurante del fatto che io non avessi fame, la gente ballava, persone che io non conoscevo, che saltavano come grilli su un prato di montagna, con facce improbabili e gesti ancora meno probabili. Io non ballavo, mai ballato ad una festa e in nessun altro posto, io ci tenevo a non fare figuracce, non volevo cominciare a muovermi in maniera scordnata solo perchè si doveva ballare. E poi che faccia mi sarebbe venuta nel mezzo del ballo? No era troppo rischioso, meglio rimanere fermi ad osservare e ad aspettare il ritorno di Sabrina.
Si ma cosa avrei detto a Sabrina, come dovevo comportarmi? Forse dovevo fare la persona spigliata, a suo agio, parlare senza problemi…no forse no, forse dovevo aspettare che lei dicesse qualcosa per poi agganciarmi al suo discorso. Non sapevo veramente che fare, ero paralizzato e lei era scomparsa, come inghiottita da quell’enorme sala delle feste. Mentre ero li fermo, appoggiato ad una colonna fantasticavo su come sarebbe stata la storia tra me e Sabrina, e mi venivamo in mente tante cose, scene, situazioni, stavo sognando ad occhi aperti, completamente isolato dal frastuono di quella festa.

Ad un certo punto, mentre ero li assorto nei miei pensieri, con lo sguardo perso nel vuoto cosmico, arriva Sabrina

-Allora Emanuele vogliamo scartarlo questo regalo?
-Come?
-Vogliamo scartere il tuo regalo?
-Ah si si scusa ero distratto
– A che pensavi?
-No a niente di particolare
-Dai allora scartiamolo insieme
-Si dai Sabrina ma tanto dalla forma si capisce cos’è
-Beh che c’entra ma non so esattamente cos’è, si vede che è un disco, ma non si vede altro
-In effetti
Avevo regalato a Sabrina il disco dei Metallica, che a me piaceva tantissimo.

-Bello grazie
-Ti piace?
-Si non ce l’avevo ancora questo disco
-Ah sono contento – arrossendo come un peperone – avevo paura che già ce l’avessi
-No no, anzi pensa che volevo comprarlo, ma visto che me lo hai regalato tu
-Già….visto che te l’ho regalato io..
-Non lo compro più – ridendo.
Rimanemmo per qualche secondo in silenizio uno di fronte all’altro, molto imbarazzati, molto impacciati, almeno cosi sembrava a me.
Poi lei si voltò verso una sua amica e se ne andò cosi all’improvviso. Rimasi di sasso, impietrito!
La guardavo mentre parlava con questa sua amica, ridacchiavano, ammiccavano fra loro, fino a che Sabrina tornò da me dicendomi che ci saremmo visti dopo.

Ero depresso! A sabrina non interessavo, si vedeva, ogni volta stava 3 minuti con me e poi andava via. Però d’altronde sembrava cosi gentile e carina quando mi parlava, che forse qualche possibilità c’era. Ero confuso!
Mentre facevo tutti questi discorsi tra me e me la musica cambiò, e passò dal metal ad una musica lenta.
Vedevo una persona in fondo alla sala con un piccolo megafono in mano…

-Allora ragazzi adesso facciamo il gioco del semaforo, si formino delle coppie e comincino a ballare, quando dico rosso la coppia rimane unita quando dico verde le coppie devo scambiarsi, capito?

Era la sorella di Sabrina, quella che io avevo scambiato per la madre per ben due volte.
Cominciarono tutti a ballare, tranne me naturalmente, che ero rimasto li immobile, quando Sabrina venne da me e mi chiese di ballare

-Dai balla con me
-Ma no guarda non mi va
-Dai su vieni
-Ma guarda ho il chiodo non mi sento tanto libero nei movimenti
-Toglitelo e comunque è un ballo lento non devi fare tanti movimenti
-Eh…va bene, però io non so ballare
-Neanche io
-ah beh allora..

Lei mi abbracciò e cominciammo a ballare questo lento

-Emanuele la conosci questa canzone?
-Si mi pare di si
Non potevo dirle che era la mia canzone preferita per i momenti di depressione e feci il vago

-E’ bellissima a me piace tantissimo
-Si è vero è molto bella, anche se non l’ho ascoltata spesso – mentivo spudoratamente.

La sorella nel frattempo aveva cominciato a chiamare i colori del semaforo attraverso il suo megafono

-Rosso!
-Giallo!
-Verdeeeeeee! Cambiate le coppie

-Eh Sabrina io non so con chia andare
-Dai cambia

Mi ritrovai in mezzo alla sala senza nessuno che ballasse con me, mentre Sabrina stava ballando con un tipo, che conoscevo di nome, un metallaro più grande di noi, chiamato “Lavandino”, per il fatto che era un grande bevitore di alcolici.
Mi dava fastidio vedere abrina abbracciata a Lavandino, era una immagine che mi disturbava..

-Rosso!
-Giallo!
Verdeee! Cambiate

Sabrina mi riprese con se a ballare

– Ma perchè non hai ballato con nessuno?
– Eh.. non sapevo con chi
– Con chi capita
– Ok
– Comunque dai stavolta non cambio e continuo a ballare con te
Cavolo era disposta a continuare a ballare con me, quindi forse le piacevo
-Ti ringrazio
-Ma figurati, mi pioace ballare con te
-Grazie….
Beh dovevo dirle qualcosa…sentivo di volerle dire che mi piaceva, non riuscivo a trattenermi e cosi persi il controllo e i freni inibitori

-Emanuele che hai detto?
-Che ho detto?
-Non so’ dicevi cose confuse
-Ah si?
-Si!
Che figura di merda!!!!! Non riuscivo neanche a dichiararmi in modo normale. Dovevo solo dirle che mi piaceva, solo questo, senza fare discorsi incomprensibili anche per me.
Mi decisi o la mva o la spacca pensai.

-Sabrina in effetti ti volevo dire che mi piaci, ecco!
Lei mi guardò per un attimo
-Emanuele non so…non me l’aspettavo
-Beh è cosi, scusa ma è cosi
-No ma non devi scusarti, ma non me l’aspettavo
-Si immagino, volevo dirtelo e te l’ho detto.
-Hai fatto bene, ma io non so cosa dire…cioè non ci avevo pensato

Le cose si mettevano malissimo, mi stava per dire che non le interessavo…

-Beh guarda Sabrina, non fa niente non ti preoccupare, fai come se non ti avessi detto niente
-Ma no no, il fatto è che…insomma io sono fidanzata

Fidanzata? Ma come Sabrina era findanzata? Che figura che avevo fatto, e non ne sapevo niente…e poi con chi era fidanzata?

-Oh scusami non sapevo che tu fossi fidanzata, scusa.
-No non scusarti, se non lo sapevi
-Ma con chi sei fidanzata?
-Sto con Ernesto!

Ernesto era il famoso “lavandino” il super bevitori di alcolici

-Ah Ernesto!
-Si lui, e sono 8 mesi che stiamo insieme
-Capisco, guarda mi spiace
-Ma no dai tranquillo
-Senti scusami ma vorrei sedermi
-Si si fai pure

Andai a sedermi su un divano in fondo alla sala, ero a pezzi, sconvolto e mi sentivo uno schifo. Ma come faceva Sabrina a stare con uno come “Lavandino”?
Non riuscivo a capire, volevo solo andarmene

-Ah emanuè ma che hai fatto?
-Niente niente Michè
-Madonna stai ‘no straccio oh!
-Eh lo so, lo so.
-Ma che t’è morto er gatto?
-Ma che sono ste frasi fatte, Michè? Ma ti pare che mo a quest’ora mi hanno telefonato qui per dirmi che mi è morto il gatto? ragiona no?
-Oh vabbè stai carmo, era pè di na cosa
-Vabbè va. Senti quando ce ne andiamo
-Eh mo fra poco andiamo
-Ok
Aspettai ancora un ora li seduto, in attesa che Michele si strrafogasse gli ultimi salatini della festa.
Tornato a casa mi buttai sul letto senza neanche spogliarmi, con mille pensieri in testa..

Sabrina – quarta parte

Io e Michele eravamo diretti a casa di Sabrina, era sera, la strada era buia e in motorino faceva anche un po’ freddo. Io mi ero rannicchiato dietro la schiena di Michele per cercare di scaldarmi un po’, mentre lui guidava e affrontava il gelo di quella sera.
Ad un certo punto mi accorsi che dietro di noi c’era una macchina con fanali tondi che ci seguiva, e non sapevo perchè ma mi dava strane sensazioni: quei fanali, il rumore del motore, quella guida nervosa….
Ad un certo punto la macchina accelerò improvvisamente e ci superò: era una Lancia Fulvia Coupè.

Cavolo! Era Lorenzo che ci stava seguendo, e che poi evidentemente non aveva resistito ed era scattato. Mia madre doveva avergli detto di seguirci per vedere dove stavamo andando, lui per un po’ l’aveva anche fatto, ma poi non aveva resistito, e ci aveva dovuto superare. Lorenzo non riusciva neanche a fare un banale pedinamento, non riusciva a stare fermo a seguire un motorino, ad andare a 70km orari.

-Emanuele, ma quello non era il signor Lorenzo?
-Si Michè…
-E che ci faceva qui?
-Tentava di seguirci!
-Seguirci?
-Si mia madre legge molti gialli e si comporta di conseguenza.
-Non l’ho capita
-Non fa niente!

La strada era veramente buia e più poassava il tempo e più non riuscivo proprio a capire dove fossimo.

-Michele, ma sei sicuro di spere dov’è casa di Sabrina?

In lontanaza si vedeva quella che doveva essere la sua casa, era su una collinetta e si vedevano le luci accese.
Ma non sembrava una normale casa, come quelle che io conoscevo con il nome di casa: era più una specie di castello, di casa delle fiabe, aveva come delle torrette…le finestre non erano rettangolari…mi dava una strana sensazione.

-Michele, ma che casa è?
-Boh..è ‘na casa.
-Mica tanto, mi sembra un castello.
-Si, sembra il castello del Conte Dracula.

Michele aveva ragione, sembrava il castello del Conte Dracula, veramente molto angosciante.
Ma chi erano i genitori di Sabrina? E lei, era forse un vampiro?

Ma no, ma che pensieri faccio, ma che vampiro, mi sto solo facendo condizionare dalla casa dei suoi genitori, che magari saranno un po’ stravaganti, tutto qui.

Finalmente arrivammo davanti alla casa di Sabrina. C’era un grande cancello in ferro battuto nero, un citofono sulla destra, e una statuetta di una civetta sul lato sinistro del cancello.

-Michele, ma sei sicuro che dovremmo entrare? Mi sembra cosi spettrale questo posto!
-Emanuè, semo arrivati fino a qua e mo voi tornà a casa?
-No, hai ragione, ma mi fa un po’ paura il posto.
-Ma non di’ cazzate, dài, sona ar citofono.
-si…ok.
Suonai il citofono e aspettammo…
Una voce femminile roca rispose:

-Si, chi è?
-Ehm..siamo due amici di Sabrina, Emanuele e Michele.
-……..
-Due amici di Sabrina, Michele e Emanuele.
-Si ho capito, volete entrare?
Io e Michele ci guardammo un secondo stupiti
-Si siamo venuti alla festa di Sabrina
-Vi apro. Dovete percorrere la strada, ci sono un po di curve buie, state attenti perchè non si vede molto bene. Alla fine della strada vi troverete in un piazzale, aspettate li che vi vengono a prendere.
-Va bene grazie signora
-Sono la sorella, non la madre
-Ah scusa
-Di niente

Ma quanti anni aveva la sorella di Sabrina? Sembrava la voce di una cinquantenne.
Comunque ci aprì il cancello e noi entrammo, consapevoli dell’ulteriore tragitto che ci aspettava prima di arrivare a destinazione.
Aveva ragione la sorella di Sabrina, la strada era veramente buia e piena di curve, e in più totalmente in salita.
Michele sembrava perplesso, io ero veramente stravolto.
Dopo circa 2 km di salita buia arrivammo in un piazzale illuminato e lì trovammo una signora/ragazza ad aspettarci con un cane molto grosso al guinzaglio.

-Siete voi i ragazzi che hanno citofonato?
-Si signora, siamo noi!
-Sono la sorella, non la madre.
-Scusaci, volevamo dire… sorella.
-umm vabbè. Seguitemi.

Camminammo per un duecento metri e finalmente arrivammo davanti alla porta di casa, che più che una porta era un portone medievale, tanto che tra me e me pensai che da qualche parte ci fosse anche un ponte levatoio.
La sorella bussò al portone

Dopo qualche minuto la porta si apri e apparve una signora, che doveva essere, stavolta sì, la madre di Sabrina.

-Benvenuti ragazzi nella nostra casa.
Disse la mamma di Sabrina con un accento un po’ inglese un po’ tedesco
-Grazie signora
-Enrate prego vi accompagno nella sala delle feste dove sono gli altri
-Si grazie signora
Una volta entrati ci trovammo di fronte ad una casa con dei soffitti altissimi, piena di quadri, e con le pareti in pietra.
-Venite prego
-si

Cominciammo a camminare seguendo la madre di Sabrina, la strada sembrava lunga.
Attraversammo un corridoio molto lungo, poi passammo atraverso un salone enorme, poi giù per delle scale e alla fine ci trovammo dentro la Sala delle feste.
Una stanza enorme, piena di gente, piena di tavoli colmi di cose da mangiare.
-Ecco ragazzi vi lascio, divertitevi.
-Grazie Signora

-Michele, ma tu ti ricordi come si esce?
-Boh..si credo di si..ma perchè?
-Mi sento un po’ oppresso qui, e volevo sapere se eventualmente sapevi come uscire…
-Si certo..ma in che senso oppresso?
-Non so, come incastrato.
-‘Namo bene Emanuè…
-Eh che ti devo dire?
-Ma dai divertiamoci e vediamo di beccare gli altri.

Era una parola beccare gli altri, la sala era piena di gente e non avevamo neanche visto la festeggiata, cioè Sabrina.
Mentre giravamo per la sala in cerca degli altri, sentii una mano poggiarsi sulla mia spalla, mi voltai e vidi Lei, Sabrina, che mi sorrise e mi disse:

-Ben arrivato Emanuele!
Sapeva il mio nome, e mi aveva anche sorriso
-Grazie Sabrina…ah tanti auguri!!
-Ma grazie Emanuele, fatti dare un bacio
Mi voleva dare un bacio….stavo quasi per svenire
Lei si avvicinò e mi diede due baci sulle guance:
-Allora ragazzi divertitevi ci vediamo dopo
-Eh Sabrina io ti avrei fatto un pensierino…
-Ah grazie, che dolce che sei
-No, è che è il tuo compleanno e mi sembrava normale…insomma, farti un regalo…un pensierino
-Grazie lo scarto dopo ok? Anzi lo scartiamo insieme…
-Ok…….!
Ero al settimo/ottavo cielo, per la prima volta Sabrina mi aveva guardato, parlato, sorriso, baciato e tutte queste cose le aveva fatte nello stesso momento.
(continua)

Sabrina – terza parte

L’indomani sarei finalmente andato a casa di Sabrina, ero emozionato e spaventato, non sapevo cosa aspettarmi. Mi guarderà? Riuscirò a parlarci? Oppure me ne rimarrò li da solo, magari seduto in qualche angolo senza dire una parola?
Ero angosciato perchè non sapevo cosa aspettarmi, perchè lei mi piaceva ma non mi aveva mai degnato di uno sguardo, e questo per me non era un buon segno.
Avevo i vestiti pronti, la postura, gli eventuali argomenti di discussione, quindi da un certo punto di vista mi sentivo forte, ma anche debolissimo nel pensare che magari non avrei usato né gli argomenti, né la postura e neanche i vestiti, o meglio: Sabrina probabilmente non avrebbe fatto caso a nessuna di queste tre cose.

Volevo solo andare a dormire, svegliarmi che era già mattina, e poi pensare solo alla serata a casa sua.

-Mamma io vado a dormire, buonanotte.
-Buonanotte Emanuele, dormi bene.

Dormi bene? Era difficile dormire bene ero troppo nervoso, ma veramente troppo nervoso. Presi il mio walkman, mi misi le cuffiette, mi sdraiai sotto le coperte e spinsi play

Non riuscivo a dormire….

-Emanuele è tardi svegliati!!!
-…..Emanuele?
-……….
-Si… chi è?
-Ma come chi è? Sono Lorenzo!!!!
-Lorenzo? Dimmi la verità che ore sono?
-Non ho nessuna difficoltà a dirti la verità, sono le 06:00 ed è tardi!!!
-…Lo sapevo che erano le 6, tu me lo fai apposta a svegliarmi cosi presto
-Emanuele su alzati, altrimenti non arriverai a scuola in tempo
-Si si, lo so che se non mi alzo alle 6 non arrivo a scuola in tempo, d’latronde dista 5 minuti di motorino…come potrei arrivare se per esempio mi alzassi alle 7:30?

Lorenzo era sempre lo stesso, non si smentiva mai…..sempre con un’ansia che lo divorava e divorava anche me.
Si racconta in famiglia, che Lorenzo da giovane fosse stato molti anni in collegio, un posto molto rigido, credo dei benedettini, e che lui la mattina fosse l’addetto alla sveglia dei suoi compagni.
Era molto piccolo, durante la guerra e credo che questo lo avesse condizionato molto, almeno a giudicare i suoi comportamenti militaransiosi.

Comunque era arrivato il gran giorno, dovevo solo andare a scuola, poi tornare e cominciare a pensare alla serata, a vestirmi, e ad andare.
La mattinata passò velocemente e appena tornato a casa per l’ora di pranzo, contattai subito Michele per metterci d’accordo per la sera

-Michele ciao sono Emanuele. Senti ti passo a prendere io con il motorino o vieni tu?
-No dai passo io, aspettami per le sette ok?
-ok perfetto…ma non è un po’ troppo presto le sette?
-No ci vuole un po’ ad arrivare..è un po’ fuori mano
-Come fuori mano?
-Si un po’ fuori roma
-ah va bene..e quanto ci vuole?
-ma da casa tua ci vorrnno circa 20 minuti
-ok allora a dopo ciao
-Ciao Emanuele, fatti trovare pronto per le sette
-Si ciao

Ok le sette, 20 minuti per arrivare…e a che ora torno?
-Vabbè poi ci penso a dirlo a mia madre.

-hai detto qualcosa Emanuele?
-No perchè?
-Mi era sembrato di sentire qualcosa
Ora mia madrea aveva cominciato anche a sentire i miei pensieri
-Ma no mamma non ho detto nulla….
-Va bene mi sarò sbagliata, ma ne dubito

Mia madre incredibilmente sentiva non solo con le orecchie ma anche con la mente, la cosa mi preoccupava non poco.
Passai il pomeriggio a prepararmi, ripassarmi gli argomenti da trattare eventualmente con Sabrina, e a provare le varie posture adatte ad ogni situazione..e poi arrivarono le sette.

Squilla il citofono:

-Mamma è Michele io vado ci vediamo più tardi
-Più tardi quando?
-Beh verso le undici sarò a casa, massimo undici e mezzo
-Va bene ma non più tardi e siate prudenti con il motorino
-Si, figurati: Michele guida pianissimo, non come Lorenzo.
-Ce l’hai semrpe con quel pover’uomo!
-Ma no no, dicevo cosi per dire…ciao a dopo!
-ciao…alle undici e mezzo!
-Si!

Corsi giù da Michele e partimmo alla volta della casa di Sabrina, avevo il cuore che mi batteva fortissimo, gli anfibi e il chiodo nuovi, e il viso tiratissimo dall’ansia.
(continua)

Sabrina – seconda parte

Ero ancora sul letto a sentire un po’ di musica, quando arrivò una telefonata:

-Emanuele?
-Si mamma
– Michele al telefono
-eccomi arrivo
Che voleva Michele, non mi chiamava quasi mai?

-CIao Michele
-Ciao Manuè, senti ti ho chiamato per dirti che , dopo che sei andato via so venuti Mario co’ Sabrina e c’hanno detto che lei fa na festa a casa sua sto fine settimana, e semo tutti invitati
-………
-Manuè ce sei?
– si si scusa, e quindi sono invitato anche io?
– Eh certo che sei invitato pure tu. E che semo invitati tutti, ma tu no?
– Ah bene, ma che festa è?
– E’ ‘na festa manuè, ‘na festa, che ne so che tipo de festa è
– Ho capito, ma è il suo compleanno, che ne so cose cosi
– Manuè nun lo sooo, tu pensa a veni e basta che te frega de sapè prima che festa è.
– ok allora andiamo alla festa
– ok dai se beccamo domani
– ( sotto voce c’era mia madre) ok se beccamo domani

Mia madre mi aveva proibito di parlare slang anche a casa, quindi dovevo fare piano.

-cavolo sabato alla festa a casa di Sabrina….

Ero contentissimo, emozionato…si ma questo non voleva comunque dire niente aveva invitato tutti, non me in particolare.
Ripiombai nella tristezza più cupa, il pensiero che fossi solo stato incluso nella massa degli invitati mi aveva distrutto.
Lentamente tornai in camera mia e mi ributtai sul letto a sentire un po’ di musica

-Emanuele puoi spegnere quello stereo, abbassare almeno un po’, o per carità cambiare canzone?
-Si mamma abbasso, ma perchè devo cambiare canzone?
-Ogni giorno ti chiudi in camera, ti butti sul letto e metti questa canzone. Basta è da esaurimento nervoso, e fa accendere molte più sigarette a Lorenzo.
– che c’entrano le sigarette di Lorenzo?
– Non lo so ma da quando metti sempre questa canzone ha raddoppiato le sigarette, e tu sai che vuol dire no?
– si lo so mamma

Quando ero triste volevo sentire questa canzone, mi veniva automatico, ero un metallaro triste e la musica che ascoltavo era perfetta per un metallaro deluso.
Ma volendo potevo anche cambiare, volendo…ma non ero convinto
Che canzone potevo ascoltare quando mi sentivo triste, angosciato e deluso?

Si questa, era perfetta per un metallaro in balia delle emozioni.
Mancavano due giorni e sarei andato a casa di Sabrina, alla sua festa, mi guarderà, mi degnerà di un solo sguardo? Domande che mi attanagliarono fino al giorno della festa.

Decisi che avevo bisogno di un paio di anfibi nuovi, molto aggressivi, che potessero fare colpo su Sabrina, e un nuovo Chiodo di pelle nera pieno di zip abbaglianti.
Il giorno dopo andai in un negozio metallaro a comprarmi il tutto.
Entrai con atteggiamento da metallaro consumato:

-sarve
-Buongiorno mi dica
-sto a cercà un paio de anfibi novi e un chiodo de pelle nera tempestato de zip…eh eh (risata nervosa)
-Che tipo di anfibi?

Io non avevo mai avuto anfibi e non conoscevo nessuna marca
-ma..a me me serve un anfibio nero, alto coi lacci e le fibbie…e..
-si gli anfibi sono alti e hanno anche i lacci e le fibbie, io le chiedevo che marca o che tipo
-eh infatti ho capito, se me li fa vedè glie dico quale
-si e per quanto riguarda il chiodo? Lo vuole corto con le zip laterali, o vuole il chiodo originale della Schott NYC
-eh si cercavo quello la, quello della sciott e….
– la schott?!
– eh la scot
-…si venga che le faccio vedere

Mi fece vedere degli anfibi bellissimi, alti, con i lacci neri e spessi e con delle fibbie cromate sul collo del piede, e un bellissimo chiodo nero con cinta alla vita.

-pijo questi me piacciono
-è sicuro?
-si eh certo che so sicuro
– va bene venga alla cassa che le diamo una busta
– eh certo certo

Pagai un conto salatissimo, mia madre mi avrebbe scuoiato vivo al mio ritorno, dovevo raccontare qualche balla.
Felicissimo e un po’ preoccupato tornai a casa, avevo il mio chiodo, i miei anfibi e una nuova canzone triste per i momenti tristi.

-scusa emanuele fermati un attimo, vieni qui
-si ecco stavo andando in camera a posare queste cose
– si voglio vederle…bel giubbotto di pelle, le scarpe non mi fanno impazzire
– eh ma so belle mamma
– si ma preferisco il giubbotto di pelle..senti per curiosità quanto ti è rimasto dei soldi che ti ho dato?

-ehm…mamma non so dov’è lo scontrino ma comunque non ho speso tanto
-si ma quanto hai speso?
-….
-dimmi, allora quanto hai speso?

Gli occhi penetranti di mia madre mi impedivano di dire bugie e di non rispondere

-mamma…ho speso tutto, e dato che era di più di quello che mi hai dato, ho speso anche i miei risparmiucci di Natale scorso.

Il silenzio riempì casa mia, mia madre continuava a guardarmi in latino come solo sapeva fare lei ( guardare in latino significa assumere una postura ed un espressione tipica dei busti Romani, senza né iride né pupilla)

Io me ne andai lentamente in camera mia, mentre mia madre rimaneva pietrificata nel corridoio.
Una volta in camera mi buttai sul letto e accesi la musica

(continua)

Sabrina

Ormai ero un metallaro con la M maiuscola, anche se continuavano le mie difficoltà a “sballarmi”, “fare casini” e impennare con il motorino, cosa che proprio non mi riusciva, ero legato, impedito, impaurito.
I miei amici invece continuavano ad impennare anche con una mano sola e in piedi sul motorino, roba da stuntman e il tutto cn almeno 3-4 birre bevute da poco, cosa che io non avrei neanche potuto concepire. La mia tenuta con gli alcolici si fermava a un dito nel bicchiere, dopo cominciavo a sentirmi male nel senso psicologico del termine.
Un pomeriggio un amico del gruppo portò una nuova amica che si chiamava Sabrina, alta, mora, bellissimo fisico, metallara, truccatissima e con una sguardo molto molto intenso.
Io fui immediatamente colpito dalle sue movenze, dalla sua camminata, dal suo sguardo intenso e profondo…

-Ciao regà questa è Sabrina, n’amica mia
-(tutti) Ciao Sabrì
-(lei) Ciao

Io la guardavo sperando che si voltasse verso di me, ma non si girava mai, guardava sempre altrove, sembrava che avesse il torcicollo, non riusciva proprio a girare lo sguardo verso di me.
Mi spostai facendo finta di niente e cercai di incrociare il suo sguardo mettendomi quasi davanti a lei, ma con una mossa tanto gentile quanto repentina, Sabrina si voltò verso il suo amico e gli disse qualcosa. Dopo pochi secondi si allontanò parlando con l’ amico.
Ci rimasi malissimo, non mi aveva guardato neanche per un secondo. Un po’ stizzito presi il motorino e me ne andai

-Oh Emanuè do stai annà?
-Vado a fà ‘n giro, mo torno.

Non tornai quel giorno perchè ero troppo deluso e me ne andai a casa.

Appena arrivato andai in camera a sentire po’ di musica sdraiato sul letto

Pensai a lei tutto il pomeriggio, la sera, la notte, mi tornava n mente il suo viso, la sua camminata, la sua sicurezza, i suoi occhi profondi…ma chi era Sabrina e perchè non si era voltata neanche una volta verso di me.

Il giorno dopo appena sveglio il primo pensiero fu Sabrina, e appena arrivato a scuola la prima cosa a cui pensai fu:Sabrina!
Uscito da scuola pensai subio al pomeriggio e alla possibilità di incontrarla con gli altri amici li al solito posto dove ci incontravamo sempre.
Mi preparai per bene,lucidai la cinta borchiata, i bracciali con le punte, i vari amuleti che avevo appesi al collo, cercai di allungarmi i capelli il più possibile tirandomeli con le mani, misi i migliori pantaloni stretti che avevo nell’armadio e naturlamente studiai per ore la postura da tenere.
Dunque la postura: dovevo mantenere il tronco un po spostato sulla destra, con il ginocchio destro un po piegato, la saplla destra doveva accompagnare il movimento del tronco.
La faccia doveva accompagnare il tutto e la cosa difficile fu mandare l’occhio destro verso destra senza mandare anche quello sinistro verso destra.
Rinunciai chiaramente a spostare l’occhio verso destra visto che rischiavo uno strabismo fulminante.

In quella posizione presi il motorino e partii. Naturalmente la postura mantenuta anche sul motorino, faceva inesorabilmente pendere il motorino verso destra, quindi era un continuo zigzagare per la strada, rischiando quindi la mia incolumità, ma io ero testardo ero convinto che quella era la postura giusta e arrivai cosi in quella posizione dagli amici.

-Emanuè ma che hai fatto alla spalla?
-Ninete perchè?
-eh ma sei tutto storto, ma ti sei fatto male?
-no no tranquilli

I miei amici mi guardavano un po cosi, non capivano se mi fossi fatto male o no. Questo m metteva in difficoltà perchè io quella postura l’avevo studiata per far colpo su Sabrina non per farmi dire che avevo qualcosa di fisico che non andava.
Comunque Sabrina non c’era!
-Oh regà ma semo tutti qui oggi?

Cercavo facendo il vago di sapere se Sabrina e l’amico comune sarebbero venuti

-Boh me sa de si – rispose michele

Avevo un male al collo e Sabrina non sarebbe neanche venuta…..
Rimasi li per un po’ e poi decisi di tornarmene a casa, triste, depresso e con la certezza che non avrei mai più rivisto Sabrina.

Arrivato a casa mi ributtai sul letto a sentire un po di musica

(continua)

Ormai era tutto un “ma de che”

-Ma che voi?! Ma che stai a di? Oh ma stai fori proprio!
-No non va bene cosi, so troppo leggero, non faccio paura.

Provavo ossessivamente frasi come queste, me le preparavo a casa e le ripetevo fino a che non sentivo che dette in quel modo funzionavano.

-Ma che voiii? Oh ma che cazzo stai a dii? Oh fratè tu stai fori de testa!!
-Si ma ci devo mettere più intensità, cosi sembrano un po false…

Sistematicamente però, una volta in strada dove potevo mettere in pratica, parlavo normalemte senza mai eccedere, non alzavo mai la voce, non ero rivoluzionario!
Tornavo a casa e riprendvo a parlare con i “ma de che”.

Un giorno mi dissi che dovevo essere rivoluzionario anche fuori e non solo a casa, altrimenti ma che razza di rivoluzione volevo fare, cosi decisi di esprimermi in modo tronco anche al di fuori delle mura domestiche.

Le cose andavano bene, mi sentivo integrato con il resto degli amici, ognuno cercava di essere più cafone dell’altro e c’erano persone che raggiungevano livelli veramente altissimi.
Per esempio Gianfranco, un amico del gruppo dei cafoni, riusciva ad essere cafone a dei livelli veramente altissimi senza neanche faticare, era completamente naturale, in perfetto sync con il personaggio. In più notavo che aveva anche molte ragazze che lo ritenevano interessante, e questo come potete ben capire mi risultava strano, ma evidentemente funzionava.
Cominciai a vestirmi da metallaro, pantaloni stretti, cinta chiodata, magliettina con gruppo metal ben visibile, gilettino di jeans, vari bracciali rigorosamente metal e capelli alla ricerca di se stessi, nel senso che cercavodi farmeli allungare ma non erano proprio adatti evidentemente.
Comunque il mio personaggio era quasi del tutto costruito, anche se c’era sempre quel mio background cosi troppo precisino, educato, molto british che mi fregava in partenza rispetto agli altri.
Li c’era gente veramente naturale, che senza nessuno sforzo arrivava a dei livelli di cafonaggine da far impallidire e senza una goccia di sudore, io dovevo prepararmi il giorno prima per essere un bel cafone il giorno dopo.
In sostanza bisognava essere dei duri, uomini che non dovevano chiedere mai, senza paura, che impennavano con il motorino, che si facevano le canne e che muovevano la testa su e giù quando partiva la musica.

Io non riuscivo ad impennare con il motorino, avevo paura, non mi facevo le canne perchè solo l’odore mi faceva girare la testa, e non riuscivo neanche a fare su è giù con la testa quando partiva la musica, perchè dopo due o tre volte mi girava tutto. Il primo pensiero andava alla cervicale che magari avrebbe potuto subire dei danni, e questo pensiero mi bloccava subito il su e giù con la testa.
Un altro tema era la birra: i miei amici ne bevevano litri, io al massimo qualche sorso, il resto dell bottiglietta lo gettavo senza farmi vedere.
Ma a me girava la testa anche se bevevo la birra, e a me dava fastidio quella sensazione, non sopportavo l’idea di perdere il controllo, mentre i miei amici si “sballavano” ed erano contenti.
Unaltra cosa che mi differenziava moltissimo era il cibo. I miei amici mangiavano di tutto, pachi interi di patatine fritta, maionese a tonnellate, tutto fritto, tonnellate di carne ala brace, cotta all’aperto in mezzo ai moschini, mosconi, mandrie di mosche di tutti i tipi, vari animaletti tipo ragni, ragnetti, zanzare, insetti sconoscuti, che a rotazione finivano sopra la carne.
Per darvi una idea, io se c’era per esempio un puntino nel piatto non mangiavo, figuratevi in mezzo a quello scempio di carne e mosche.

Inizia l’età della ribellione

Dopo la delusione amorosa, gli incubi di Lorenzo, la separazione dei miei genitori sentivo crescere in me rabbia, voglia di ribellarmi, voglia di contestare, di distruggere tutto, di andare contro tutto e tutti, di essere diverso, di stupire, di fare una rivoluzio….

-emanuele cosa stai pensando?
-niente perchè?
-hai la faccia di chi sta pensando intensamente a qualcosa, ed ero curiosa..
-no non sto pensando a niente di particolare
-sei sicuro che non stai pensando a niente di particolare?
-si certo che sono sicuro
-non stai per caso pensando a fare rivoluzioni, ad andare contro tutto e tutti, ad essere diverso…?

Ma come faceva a sapere che stavo pensando proprio quelle cose? Ma chi era mia madre? Per un attimo pensai che fosse un agente della cia

-no ma che dici mamma, io non penso a queste cose
-va bene allora vuol dire che mi sbaglio.
-già ti sbagli mamma

Invece volevo dirle che non si sbagliava affatto, e che si volevo ribellarmi, volevo fare una rivuoluzione, ero arrabbiato.

In quel periodo i miei compagni di Liceo si erano comprati il motorino, e a me sembrava un buon mezzo per essere libero, per poter uscire quando volevo. Se volevo fare una rivoluzione dovevo avere un mezzo per muovermi, a piedi era impossibile.
Allora decisi di chiedere a mia madre di comprarmi il motorino, in particolare un Si Piaggio blue.

-mamma senti volevo chiederti se puoi comprarmi un motorino cosi posso andare a scuola da solo e posso andare dagli amici il pomeriggio
– quanto costa il motorino che vuoi tu?
-costa un milione
-un milione?
-Si un milione o un milione e trecento non so bene
-Dovremmo dirlo a tuo padre, anche lui deve dire la sua su questo acquisto.

Mio padre? Ma se non lo vedevo da anni, adesso che volevo un motorino bisognava chiedere anche a lui…

-Ma mamma ma noi non sappiamo neanche dov’è Papà
– tu non ti preoccupare lo troviamo
– se lo dici tu, ma io credo che non sarà cosi semplice trovarlo, e sopratutto farlo contribuire.
-tu non preoccuparti ci penso io

Ero molto scettico e sempre più arrabbiato, non credevo alla possibilità di contattare mio padre, ma decisi di aspettare.
Dopo una settimana mia madre mi comunicò di aver rintracciato mio padre, di avergli detto del motorino e di aver ricevuto un si come risposta.
Ero al settimo cielo, primo perchè mi compravano il motorino e secondo perchè era la prova che mio padre si poteva contattare.
Dopo qualche giorno ci trovammo al negozio per acquistare il motorino. C’era mio padre, mia madre, Lorenzo, io, un mio amico di scuola, il venditore e il propietario del negozio che era un amico di mio padre.
Eravamo veramente tanti per un motorino solo, ma andava cosi e io mi adeguavo. Dopo circa un ora ero fuori dal negozio seduto sul mio nuovo Si Piaggio blue, emozionato, felice e pronto a partire.

-Emanuele non vorrai mica tornare a casa con il motorino?
-Certo mamma lo abbiamo comprato per questo
-Si ma ancora non sai andare sul motorino quindi forse è meglio che lo faccamo portare a Lorenzo e poi fai delle prove sotto casa
-Ma io so andare in motorino
-Non discutere emanuele vieni in macchina e fai portare il motorino a Lorenzo.

Sapevo che Lorenzo una volta salito sul motorino sarebbe schizzato a grandissima velocità verso casa, e visto che lo avevo appena comprato non volevo farmelo distruggere subito, ma dovetti cedere.

-Va bene mamma facciamo cosi
Lorenzo era tutto emozionato, eccitato, aveva lo sguardo cattivo di chi si prepara apartire per una gara di MotoGP, e io ero veramente preoccupato perchè conoscevo quello sguardo ce l’aveva tutte le volte che montava in macchina.
Lorenzo salì sul motorino, due colpi di pedali e lo accese, scese dal cavalletto e….

Il motorino arrivò a casa sano e salvo nonostante fosse stato spinto fino a velocità ultrasoniche da Lorenzo

Bene ora avevo il motorino e la rivoluzione poteva cominciare, avevo troppa rabbia, energia, voglia di spaccare tutto di ribellarmi. L’altro punto importante era avere un genere musicale di riferimento, un genere che fosse potente, aggressivo, che mi caricasse.
Un giorno ero a casa di un amico a studiare e lui dopo aver fatto i compiti mi disse:

-Emanuè te faccio senti un gruppo che spacca
– si fammelo senti và
Il mio modo di parlare stava cominciando a cambiare, le parole stavano diventando tutte un po’ tronche
-Dai senti che botta che so questi
-vai metti play

Era il gruppo più fico che avessi mai sentito.
-ma come se chiamano?
-So i Motley Crue
-Ammazza so proprio na fissa
-eh certo, eh certo

Dovevo comprarmi anche io la cassetta dei Motley Crue, erano troppo fichi e mi davano una carica spaventosa, erano rivoluzionari, cattivi, ribelli.
Tornai a casa tutto eccitato, toccavo il cielo con un dito e sopratutto da quel giorno cominciai a parlare da rivoluzionario ribelle arrabbiato

– a ma senti me dai un po de sordi che me vojo comprà una cassetta?
-Emanuele ma come parli
– e come parlo?
-non mi piace che mi dici “a ma”, io sonno mamma non “a ma”
– vabbè dai er senso è uguale
-forse frequenti persone sbagliate
-vabbè come te pare, me li dai i sordi?
-chiedili Lorenzo
-Lorenzo me dai qualche sordo che me devo comprà na cassetta de musica
-Emanuelecon i sordi non si comprano le cassette musicali, non ci si compra niente con i sordi perchè sono persone che non sentono, non altro.
-vabbè ma se dice pe di i soldi
– e allora di i soldi e te li do
-i soldi, i soldi

Ormai ero nel tunnel rivoluzionario e non volevo sottostare a niente a nessuna regola, io volevo fare quello che volevo, parlare come volevo.
Ma ormai ero talmente rivoluzionario, che a volte mi capitava di parlare da solo in camera dicendi cose tipo:

– ma de chè, ma che voi, oh ma che cazzo dici, stai a scherzà bello, noo ma tu stai fori
Sembravo un po Robert De Niro in Taxi Driver

-Emanuele con chi stai parlando?
– a ma non sto a parlà con nessuno
-Mah ti sentivo parlare
-eh allora vor di che è l’immaginazione tua
-non credo emanuele e cambia tono perchè non mi piace per niente
-see vabbè vabbè

Ormai ero nel loop cafone dei 14 anni ed ero sicuro che mia madre me lo avrebbe fatto pagare molto caro quel loop.